
Violenze e tensioni a Sesto. “La città chiede di essere ascoltata”
Cresce la tensione politica a Sesto San Giovanni dopo l’ennesimo episodio di violenza che ha scosso la città. A intervenire è Ernesto Guido Gatti, capogruppo del Partito Democratico in Consiglio comunale, che in una nota ha denunciato un clima sempre più pesante e la necessità di “un cambio di passo” nella gestione della sicurezza e del degrado urbano.
“Questa mattina, dopo l’ennesimo episodio di violenza, un’amica che qui è nata e cresciuta mi ha scritto: ‘Quando ci trasferiamo, amici?’ — parole semplici ma terribilmente vere – spiega Gatti – perché per quanto ciascuno di noi sia legato a questa città, la verità è che oggi Sesto è diventata invivibile”.
Il consigliere dem ricorda il corteo di venerdì scorso, organizzato da comitati e cittadini, durante il quale molti hanno espresso paura e frustrazione per la crescente insicurezza. “In quella manifestazione – sottolinea – tanti interventi hanno ribadito lo stesso concetto: la paura sta costringendo molte persone ad allontanarsi. E se qualcuno prova a far sentire la propria voce, rischia perfino di essere attaccato da qualche assessore, come se il problema fossero i cittadini preoccupati e non il deserto sociale creato in questi anni”.
Per Gatti, la situazione richiede un cambio di strategia: “Sesto ha bisogno di ascolto, partecipazione e vita nei quartieri. Costruire sicurezza significa ricostruire comunità, non alimentare la paura. La destra, invece, ha scelto la strada della repressione e dell’isolamento, rinunciando a investire sulle reti sociali capaci di prevenire il degrado”.
Il capogruppo Pd punta il dito anche contro la gestione dell’attuale amministrazione guidata da Roberto Di Stefano: “Mentre per anni la giunta si autocelebrava, la microcriminalità ha messo radici, trasformandosi oggi in un fenomeno più violento e difficile da estirpare”.
Durante il corteo, ricorda ancora Gatti, uno dei cartelli recitava: “Il quartiere non è spacciato”. “Un messaggio di speranza – conclude – ma anche un monito: altri diciotto mesi di abbandono rischiano di provocare danni irreparabili e lasciare segni profondi”.


