
Piazza Ramelli continua a dividere. Deturpata la toponomastica
Piazza Sergio Ramelli a Cinisello Balsamo continua a far discutere. Questa volta perché una mano anonima ha manomesso la toponomastica dedicata al giovane militante neofascista, ucciso a Milano negli anni di piombo, a cui la giunta di destra ha dedicato l’ex piazzetta del Salto, in centro città.
Nello scorso fine settimana qualcuno ha manomesso la scritta sul cartello che indica la piazza, provocando le reazioni indignate della destra cittadina. In prima fila i Fratelli d’Italia, il partito che deriva dal Movimento Sociale Italiano e che ancora porta la sua discussa fiamma nel simbolo, nella cui organizzazione giovanile militava Ramelli.
“Purtroppo, per alcuni, il concetto di democrazia non è chiaro e ciò porta a negare le idee e le opinioni diverse dalle proprie, arrivando perfino a rovinare e degradare il bene pubblico”, afferma una nota di FdI che aggiunge: “Sabato sera – prosegue il comunicato – la toponomastica di è stata nuovamente deturpata con adesivi, con l’unico obiettivo di deridere un ragazzo ucciso dai comunisti solo perché pensava in modo differente”.
“Pur non condividendo nulla di alcune ideologie – prosegue la nota -, non abbiamo mai pensato di danneggiare beni pubblici o di usare la violenza contro chi la vede diversamente da noi. Perché riconosciamo il valore del dialogo, del confronto e del rispetto democratico”.
“Ci è stato insegnato ad accettare idee e opinioni diverse dalle nostre, cogliendo in esse un’occasione di crescita. Purtroppo, questo principio non è chiaro ad una certa minoranza della società”, dicono da Fratelli d’Italia, che intanto ha presentato denuncia confidando che le registrazioni delle telecamere della zona riescano a dare un volto alla mano deturpatrice.
Piazza Ramelli è stata inaugurata nell’aprile scorso, in occasione del 50esimo anniversario dell’uccisione del giovane neofascista. Suscitò un vespaio di polemiche e divise la città, che evidentemente è ancora spaccata. Nel giorno della cerimonia, blindatissima dalle forze dell’ordine, in cui arrivarono a Cinisello i maggiorenti del partito a cominciare dal presidente del Senato Ignazio La Russa, ci furono due manifestazioni di dissenso piuttosto partecipate.

