
Yuri Romanò, da Paderno, guida gli azzurri del volley al successo iridato
È un trionfo che risuona forte anche a casa: tra gli artefici della vittoria azzurra al Mondiale 2025 c’è Yuri Romanò, nato – e orgogliosamente cresciuto – nel quartiere di Palazzolo Milanese a Paderno Dugnano. Le sue giocate hanno fatto la differenza, e la comunità locale lo celebra come un simbolo vivente di talento, dedizione e passione.
Classe 1997, Yuri Romanò ha iniziato ad attirare l’attenzione negli ambienti giovanili, per poi affermarsi gradualmente tra i grandi della pallavolo italiana. Dopo varie esperienze nelle giovanili, nel 2019 arriva la convocazione in nazionale maggiore. Da quel momento, le sue prestazioni sono cresciute in modo costante e progressivo.
Con la nazionale, ha già un palmarès prestigioso: oro al campionato europeo (2021), successi in competizioni internazionali e l’oro mondiale già conquistato in precedenza, a cui si aggiunge ora questo nuovo titolo nel 2025.
Durante il Mondiale 2025, Romanò si è distinto non solo per l’intensità ma per l’efficacia dei suoi numeri: ben 88 punti totali, con una media partita di 12,57, 68 punti in attacco con un’efficienza del 50,75%, e 15 punti vincenti in battuta. Ha offerto un momento che resterà negli annali: sul punteggio di 18-16, ha firmato un turno al servizio talmente dominante da “spezzare l’incontro” e ribaltare l’inerzia, come hanno scritto molti commentatori sportivi.
Già in giornata è circolata l’idea che, al di là del premio ufficiale, Yuri avrebbe meritato il riconoscimento come miglior giocatore del torneo. Da parte dei tifosi, dei cronisti sportivi e della sua comunità locale, c’è chi lo ha definito “vero motore della Nazionale” in questa edizione del Mondiale.
A Palazzolo Milanese e a Paderno Dugnano, le celebrazioni non si contano. I messaggi di congratulazioni affollano i social, le scuole locali, le palestre dove da ragazzo si allenava. In molti ricordano il giovane Yuri, già dotato fisicamente, ma sempre con un atteggiamento umile, capace di ascoltare, migliorarsi, impegnarsi negli allenamenti.
Non pochi nel territorio sostengono che questo trionfo non sia solo una vittoria della Nazionale, ma pure un motivo d’orgoglio per la città: “portiamo in alto non solo i colori azzurri, ma anche il nome di casa nostra”, è il sentimento comune.
E ora? Dopo questo Mondiale, le sfide tornano: conferme, nuovi tornei, la stagione dei club. Ma per il momento, Romanò è chiamato a godersi il momento. Il suo nome abita già i titoli sportivi; la comunità lo accoglie con il rispetto (e l’ammirazione) che si deve a chi non è solo vincente, ma anche punto di riferimento.


