
Emergenza Seveso, “le vasche non bastano, serve il parco fluviale”
Milano e i comuni a nord della città si sono risvegliati ieri ancora una volta con i piedi nell’acqua. Le piogge eccezionali che hanno colpito il bacino del Seveso, effetto diretto dei cambiamenti climatici e di un territorio fra i più urbanizzati d’Europa, hanno fatto tracimare il torrente. Strade allagate, cantine invase dall’acqua, traffico in tilt. E torna il dibattito sulle soluzioni per una delle emergenze storiche di Milano.
In un’intervista a la Repubblica, l’assessore alla Sicurezza e Protezione civile Marco Granelli ha ribadito che “per fermare le esondazioni del Seveso non bastano le vasche del Parco Nord e di Senago, serve completare anche quelle di Paderno Dugnano-Varedo e Lentate”. Un piano costoso e ad oggi non finanziato. Ma c’è chi chiede un cambio di prospettiva.
Il Laboratorio Parco Valle del Seveso, che riunisce associazioni e tecnici del territorio, denuncia: “Il Seveso continua a esondare perché il territorio non è più in grado di assorbire l’acqua. Cemento e asfalto riversano tutta la pioggia nelle fogne e nei corsi d’acqua. Con i cambiamenti climatici le cosiddette ‘bombe d’acqua’ sono sempre più frequenti: il problema è strutturale”. Secondo il Laboratorio “non basta sommare vasche di laminazione, occorre governare la valle nel suo insieme, da Como a Milano”.
La proposta è creare il Parco Fluviale della Valle del Seveso, con una regia unica che permetta il ripristino di aree permeabili ed eliminazione del cemento inutile. La gestione integrata dei reticoli idrici e degli scarichi dei depuratori, politiche di invarianza idraulica in tutti i comuni, il coordinamento tra parchi ed enti idraulici.
“Milano, che da sempre subisce le esondazioni, non può limitarsi a chiedere nuove vasche – sottolinea il Laboratorio – deve assumere insieme alla Regione un ruolo guida nelle politiche ambientali e sostenere l’avvio del Parco Fluviale della Valle del Seveso”.
Anche il Parco Nord Milano, dove le piogge hanno messo a dura prova la vasca di laminazione (un grosso tronco avrebbe rotto una paratia lungo via Aldo Moro, causando un’esondazione, secondo i primi accertamenti), lancia l’allarme.
“La nostra è una situazione fragile – spiega la Comunità del Parco – e questa emergenza ci ricorda quanto sia urgente completare il sistema delle vasche, ma anche portare avanti la depavimentazione e restituire suolo libero, rafforzare la rete delle aree protette”.
Il Parco Nord sta già estendendo le proprie aree di tutela e acquisendo nuovi terreni. “È il momento di agire – concludono – completare le infrastrutture necessarie, liberare i suoli, sostenere i parchi. E creare il Parco Fluviale del Seveso e della Brianza”.
Il nodo, sottolineano gli esperti, non è solo tecnico ma istituzionale: le competenze su acque, ambiente e territorio sono frammentate tra molti enti. Senza una cabina di regia unica ogni intervento rischia di essere parziale e inefficace. La nuova ondata di maltempo potrebbe diventare l’occasione per ripensare radicalmente la gestione del Seveso: non solo opere idrauliche, ma una vera governance ecologica della valle.


