
Aeroporto di Bresso. Gli Amici del Parco Nord: “No ai voli di linea”
di Arturo Calaminici
Associazione Amici Parco Nord
Si riaccende la ricorrente minaccia di trasformare il piccolo, ma prezioso aeroporto di Bresso, in uno scalo commerciale con un intenso traffico di velivoli di linea. Non è una novità, eppure la nostra sensazione è che questa volta la minaccia sia più seria e grave delle altre precedenti.
La prima cosa che è giusto dire è che il Protocollo d’intesa, stipulato nel 2007 da numerosi enti pubblici e privati, è attualmente vigente e cogente, cioè è ad esso che bisogna necessariamente far riferimento.
Il Protocollo fu il punto di arrivo di una lunghissima vicenda di contrasto profondo tra il Parco Nord e lo Scalo. Noi, Associazione Amici Parco Nord, fummo i più tenaci assertori, inizialmente della incompatibilità assoluta tra i due enti, e poi della necessità di contenere e limitare la tipologia e la quantità dei voli, per tener conto della stupenda novità del Parco naturale metropolitano più grande d’Italia. Momenti salienti di questa lunga storia sono stati appunto il protocollo d’intesa e poi la lotta per evitare la realizzazione nel Campovolo del famoso Vertiporto. Questo tentativo, del volo a decollo verticale, cercava dietro alla suggestiva novità, di travolgere ogni limite posto dal Protocollo e di realizzare una struttura di grandissimo impatto e inquinamento, che, ricordiamocelo, era voluta e promossa dalla stessa Regione Lombardia. Essa, però, dovette essere ritirata perché, attraverso la vasta mobilitazione dei cittadini e un’azione “diplomatica” molto stringente, la mia piccola associazione era riuscita a mettere d’accordo tutti i gruppi politici regionali e con questo a far calare la pietra tombale sulla faccenda.
Oggi l’attacco arriva, su una mezza pagina del Corriere, direttamente dal presidente nazionale di ENAC. E non dobbiamo sottovalutarlo, per tre ragioni: perché girano molti soldi o promesse di soldi; perché l’infrastruttura potrebbe convincere più di qualcuno; perché siamo ad un anno dalle Olimpiadi e non ci sarebbe momento migliore per il lancio di questo progetto.
Che fare? Intanto, ridare vita ad un movimento di difesa del Parco, come abbiamo saputo fare in altri momenti, ma non è facile o scontato. E, diciamocelo pure, non è facile difendere il Parco se il Parco non vuole difendere se stesso! Bisogna, quindi, sapere cosa ne pensa l’Ente Parco e sollecitarlo a far sentire la propria voce. Secondo, chiedere a tutti i firmatari del Protocollo, e innanzitutto al suo garante, il prefetto di Milano, di prendere posizione, di pronunciarsi, di difendere un accordo che non possiamo buttare alle ortiche. Terzo, promuovere una iniziativa, tipo un convegno, a cui invitare Enac e i maggiori enti a mettere le carte in tavola.
Sono intervenuti e ci hanno segnalato il pericolo molti cittadini e amici: possiamo assieme tentare di costruire delle risposte incisive e mobilitanti. Possiamo trovarci e valutare assieme la situazione.

