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Pietre traballanti e operai al lavoro. Il centro di Cormano, eterno malato

“Il lavoro è stato fatto a regola d’arte a quanto pare, ma qualche problema ancora si vede, evidentemente”. Marco passeggia con il suo cane per via Achille Grandi, centro storico di Cormano e alla vista di operai al lavoro per sistemare alcune pietre della pavimentazione stradale si sofferma.

Anche Stefania ha da dire qualcosa. Esce dalla gelateria all’incrocio con via Dall’Occo: “Questa strada è bella ma è nata male e alcune piastrelle si muovono ancora, anche qui all’inizio di via Grandi una pietra è rimasta per tutta l’estate in bilico, facendo rumore al passaggio delle auto, finché non l’hanno sistemata”. “

“Ho l’impressione che questa strada sarà sempre un po’ così”, incalza il signor Gianni, pensionato che passa di lì e aggiunge: “Hanno fatto i lavori forse un anno fa e tra poco siamo punto a capo”. I lavori, massicci, che hanno riqualificato il manto stradale del borgo, ricostruendone la base, hanno infatti compiuto un anno da poco. Mezzo milione di euro, circa, piovuti come la manna da Regione Lombardia nel post covid, che hanno consentito alla giunta di destra di sistemare una situazione di degrado che andava avanti da tempo.

Ma ora che le prime pietre, qua e là, ricominciano a traballare in tanti si chiedono se quell’intervento sia stato risolutivo. “Secondo me hanno sbagliato a progettare tutto dall’inizio”, dice Gianni che si riferisce ai lavori di pavimentazione del 2007, realizzati dopo un confronto con i residenti. Pavimentazione che non ha retto al traffico di auto e furgoni e che si è sbriciolata con l’andare del tempo. E adesso, che dopo un anno dal restyling, si vedono sempre più spesso operai al lavoro per piccole manutenzioni, con il timore diffuso che la situazione ritorni presto come prima.

Intanto si confida sulle telecamere finalmente attive della zona traffico limitato che impedisce il transito di veicoli non autorizzati nelle ore notturne. E si spera. “Potevano rivedere il progetto e stendere un altro tipo di pietre più resistenti come il porfido – ragiona Stefania – con i soldi che ci hanno speso, forse sarebbe stato meglio”.

Redazione "La Città"

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