
La resistenza dei palestinesi nel docu-film “No other land” al salone Matteotti
Sarà proiettato domani sera, venerdì 12 settembre, al salone Matteotti di Cinisello Balsamo il documentario “No other land” che racconta della guerra in Medioriente. A promuovere l’evento, gratuito per la cittadinanza, è la rete Umanità Migrante in collaborazione con UniAbita e la presentazione di Assopace Palestina.
Nel documentario c’è il 7 ottobre, un eccidio orrendo seguito dal rapimento di decine di cittadini israeliani, compiuto da Hamas, che non ha giustificazioni. Poi c’è il dopo il 7 ottobre una vendetta sanguinaria, un genocidio intollerabile, attuato da Israele.
Ma c’è anche un prima del 7 ottobre. Ed è questo prima che ci mostra il film documentario, realizzato da un collettivo israelo-palestinese, che ha ricevuto numerosi riconoscimenti, tra cui quello di “miglior documentario” al Festival di Berlino 2024 e agli Oscar 2025.
“No other land” è il racconto di anni di resistenza non violenta di una comunità, quella di Masafer Yatta, al tentativo di cacciata attraverso sistematiche demolizioni da parte degli occupanti israeliani che intendono insediarvi una zona di addestramento militare. Nel documentario si raccolgono le riprese effettuate dall’estate 2019 all’ottobre 2023 e concluse subito prima del 7 ottobre, da un giovane palestinese, Basel Adra, e da un regista israeliano, Yuval Abraham.
Il documentario ha ottenuto numerosi riconoscimenti ma i due protagonisti, che insieme agli altri due co-registi, Hamdam Ballal e Rachel Szor, hanno diretto e montato le riprese, hanno ricevuto critiche di antisemitismo e non solo da parte di Israele. Il 24 marzo uno dei due registi palestinesi, Hamdam Ballal, è stato aggredito e ferito dai coloni durante un attacco al suo villaggio, arrestato e picchiato dall’esercito israeliano e poi rilasciato; il 28 luglio Yuval Abraham ha trasmesso il video di un colono che sparava a un palestinese, attivista della resistenza e collaboratore dei registi, uccidendolo.
“Mentre queste violenze quotidiane in Cisgiordania avvengono, il silenzio dei governi occidentali è assordante. Non così succubi sono le opinioni pubbliche: le continue e sempre più partecipate manifestazioni contro la guerra e il genocidio in atto a Gaza; la partenza della Global Sumud Flotilla, costituita da decine di imbarcazioni con equipaggi di tutti i Paesi del mondo, per portare cibo e medicinali ai gazawi, la presenza di numerosi volontari in Cisgiordania per contrastare le violenze dei coloni contro gli abitanti e le loro proprietà, testimoniano la volontà da parte dei cittadini di riportare il rispetto dei diritti fondamentali così brutalmente violati al centro del dibattito e di affermare che esiste una parte del mondo che considera questi diritti non negoziabili”, scrivono in una nota gli organizzatori.


