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Sesto, il caos e l’ossessione anti-islamica del sindaco

Senza sosta, quotidianamente, più volte al giorno. E’ l’extra lavoro del sindaco leghista di Sesto San Giovanni sui social network. Una mitraglia comunicativa che non conosce festività, ferie, gite fuori porta. Roberto Di Stefano è sempre pronto a dire la sua su tutto ciò che circola in rete. Sul suo profilo politico di Facebook, seguito da 280mila utenti della rete (numeri da influencer) è come assistere a un tiro al bersaglio. Sinistra, immigrati e islam sono i suoi nemici giurati.

Si occupa di ciò che accade in giro per l’Italia, soprattutto quando sono persone di origine straniera di fede musulmana a commettere qualche tipo di reato. Si occupa un po’ meno di ciò che accade sul suolo sestese. Per i fatti cittadini usa un altro profilo, quello da sindaco, molto meno scoppiettante e assai più prudente in attacchi e giudizi. E per gli avversari il primo cittadino si occuperebbe poco anche dei problemi della città.

I due forni social del sindaco sono ormai pane quotidiano per una città spaesata, colpita negli ultimi tempi da una raffica di episodi di cronaca, piuttosto gravi. Il pugno di ferro, la cosiddetta tolleranza zero, espressa in slogan h24 non sembra però portare i risultati sperati in città, almeno sul piano della percezione della sicurezza.

Ma intanto, mentre al Rondò i carabinieri venivano aggrediti da alcuni spacciatori, Di Stefano si occupava di Bologna e di un raduno di persone di fede musulmana. Quando ci sono i musulmani di mezzo al sindaco va il fumo degli occhi e, alla faccia della libertà religiosa garantita dalla Costituzione, lui tuona: “Ieri a Bologna abbiamo assistito all’ennesimo scempio. Un corteo islamico per la nascita di Maometto ha portato oltre un migliaio di uomini nelle vie della città. Uno spettacolo che non ha nulla a che fare con l’integrazione, ma che dimostra quanto l’islamizzazione stia avanzando anche nelle nostre piazze”

Redazione "La Città"

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