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Oggi lo sgombero del Leoncavallo, due anni fa quello di Spazio 20092 a Cinisello

Le forze dell’ordine, polizia e carabinieri con l’ufficiale giudiziario, hanno eseguito, con un blitz a sorpresa, lo sgombero del centro sociale Leoncavallo in via Watteau, occupato dal 1994, dopo 31 anni di attività autonoma e culturale. L’ordine di sfratto era stato notificato con scadenza al 9 settembre 2025, ma l’intervento è stato anticipato al 21 agosto, cogliendo di sorpresa la cittadinanza e i militanti. All’interno dello stabile non era presente nessuno al momento dell’irruzione, riuscendo a evitare tensioni e scontri.

Il sindaco Sala ha espresso il proprio disappunto: “Non siamo stati avvertiti in anticipo. Era uno spazio con valore sociale”. Il ministro dell’Interno Piantedosi ha salutato l’operazione come la fine di una lunga stagione di illegalità, ribadendo la linea politica di “tolleranza zero” verso le occupazioni abusive A risuonare sul piano politico, anche le dichiarazioni di Matteo Salvini, per cui “dopo decenni di illegalità si cambia”.

La proprietà – la società L’Orologio s.r.l., della famiglia Cabassi – ha riottenuto l’immobile dopo il 133º avviso di sfratto, come riportato dalla stampa, con le operazioni concluse intorno alle 10.30 Il ministero dell’Interno era infatti stato condannato a versare 3 milioni di euro di risarcimento per i precedenti ritardi nello sgombero.

Un analogo fatto, con le debite proporzioni, si era già consumato a Cinisello Balsamo: lo stabile di via Cremona 10, occupato dal collettivo Spazio 20092 dal 2015, è stato sgomberato nel febbraio 2023

Quello spazio non era solo un centro culturale e di aggregazione, ma anche una casa per famiglie senza tetto: fino a 18 nuclei abitativi trovavano rifugio lì, dentro un contesto associativo e autogestito. Oggi, il palazzo è rimasto vuoto, lasciato a marcire nelle condizioni di tipico immobile inutilizzato.

Questi due sgomberi raccontano una storia comune: un tessuto urbano ormai spoglio di luoghi dove la cultura indipendente, la solidarietà e l’autogestione possano prosperare. Al posto di spazi vivi e inclusivi, assistiamo a edifici chiusi e immobili degradati, segnando un paradosso doloroso.

Nei quartieri urbani, dove l’immaginazione e la sperimentazione sociale trovavano casa, ora regna il vuoto. Spazi che avrebbero potuto ospitare dibattiti, musica d’avanguardia, corsi, concerti, progetti interculturali, e addirittura abitazioni temporanee per chi è in emergenza, sono stati sgomberati in nome del rispetto della legge – ma senza alternative concrete per chi li abitava o li animava.

Entrambi i casi si inseriscono in una cornice politica nazionale in cui il governo attuale di destra agisce con fermezza sulle occupazioni, ritenute simboli di “illegalità” da estirpare. Le parole del ministro Piantedosi (“tolleranza zero”) e quelle di Salvini riecheggiano nella linea dura seguita anche nel caso Leoncavallo.

La cultura dell’autogestione viene così relegata al margine: quella stessa cultura che ha plasmato generazioni di artisti, attivisti, giovani, e ha tenuto accesa una forma di cittadinanza attiva – oggi si scontra con la rigidità del codice e con logiche amministrative refrattarie al dialogo.

Redazione "La Città"

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Un commento

  • Sono d’accordo con Tarantola. e questi due Sindaca sono patetici .Mi risulta che il.Leoncaavallo.fosse già vuoto

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