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Falcone, Borsellino e gli altri. Da tanti anni la città ricorda le vittime della mafia

Trentatré anni fa il magistrato Paolo Borsellino moriva a Palermo in un attentato di mafia, cinquantasette giorni dopo la morte del magistrato Giovanni Falcone, che era avvenuta il 23 maggio 1992 a seguito di un attentato di mafia a Capaci, dove trovarono la morte anche la moglie Francesca Morvillo e tre agenti della scorta: Antonio Montinaro, Vito Schifani e Rocco Di Cillo. Si salvarono l’autista e altri tre agenti.

Domenica 19 luglio 1992, dopo aver pranzato con la moglie e i figli, Borsellino si recò, insieme alla scorta, in via D’Amelio, dove viveva la madre. Una Fiat 126, parcheggiata nei pressi dell’abitazione, con circa cento chili di tritolo, esplose al passaggio del giudice, uccidendo anche cinque agenti della scorta: Emanuela Loi, Agostino Catalano, Vincenzo Li Muli, Eddie Walter Cosina e Claudio Traina. Si salvò solo uno degli agenti.

Pochi giorni prima di essere ucciso, durante un incontro della rivista MicroMega, così come in un’intervista televisiva, Borsellino aveva parlato della sua condizione di “condannato a morte”. Sapeva di essere nel mirino di Cosa Nostra e sapeva che difficilmente la mafia si lasciava scappare le sue vittime designate. Quando morì Falcone capì che non gli restava molto tempo: “Devo fare in fretta, perché adesso tocca a me”. A rileggere oggi gli ultimi movimenti, le ultime parole, ci si imbatte in un uomo cosciente della propria fine imminente, eppure incapace di tirarsi indietro. Forse speranzoso di potercela fare, oppure rassegnato a una morte che in cuor suo doveva al suo amico Giovanni.

Una settimana dopo la strage si suicidò la giovane testimone di giustizia Rita Atria, che proprio per la fiducia che riponeva nel giudice Borsellino, si era decisa a collaborare con gli inquirenti, al prezzo di recidere i rapporti con la madre. Diversi pentiti di mafia ritrattarono alcune accuse precedentemente espresse. Antonino Caponnetto, sconfortato, disse: “Non c’è più speranza…”. Intervistato anni dopo da Gianni Minà, ricorderà: “Paolo aveva chiesto alla Questura – venti giorni prima dell’attentato – di disporre la rimozione dei veicoli nella zona antistante l’abitazione della madre”.

Scriveva Francesco La Licata: “Falcone e Borsellino, due nomi, un solo luogo del nostro immaginario collettivo, a testimonianza di una tragedia che ha colpito tutti, un intero popolo. È difficile scindere questo binomio, impossibile parlare di Giovanni senza immediatamente ricordare Paolo. Erano uniti in vita, legati da un mestiere che per loro era missione: liberare la società civile dall’oppressione di una mala pianta – la mafia – che nasce, vive e prospera nello stesso umore nutritivo prodotto dalla Sicilia. Falcone e Borsellino sono ora inscindibili nella nostra memoria. Come accade a quanti diventano simbolo contro la loro stessa volontà, eroi soltanto per aver voluto esercitare il diritto di affermare le proprie idee, per aver rifiutato la via facile dell’accomodamento e del quieto vivere. La loro fine, orribile e tragica, li ha fusi insieme”.

In un’intervista Falcone aveva dichiarato: Si muore generalmente perché si è soli o perché si è entrati in un gioco troppo grande. Si muore spesso perché non si dispone delle necessarie alleanze, perché si è privi di sostegno. In Sicilia la mafia colpisce i servitori dello Stato che lo Stato non è riuscito a proteggere“.

La nostra città ha ricordato in occasione di incontri pubblici Falcone, Borsellino e altre vittime di mafia, come Peppino Impastato, giovane militante di sinistra. Molte sono anche le targhe che li commemorano.

Il 27 novembre 1982 fu inaugurato un nuovo Circolo della Cooperativa La Previdentein via Villa 6, che fu intitolato a Rosario Di Salvo, autista e collaboratore del parlamentare comunista Pio La Torre, perito con lui il 30 aprile di quell’anno in un attentato mafioso. Di Salvo era un uomo semplice, un lavoratore, un cooperatore e un militante comunista. All’inaugurazione era presente, tra gli altri, la vedova Rosa Casanova.

Il 18 ottobre 1992, nell’ambito della manifestazione della Spiga d’Oro, fu inaugurata la sede del Commissariato di Pubblica Sicurezza in via Cilea 30, che fu intitolata alle vittime delle stragi di Capaci e via D’Amelio. Una lapide ricorda Falcone, Borsellino e gli agenti delle scorte.

Il 23 maggio 2002, in via Gorki 106, nel Parco del Centro scolastico Parco Nord, furono inaugurate Le tessere musive dell’opera scultorea Lo spazio della pace, progettazione partecipata per la realizzazione di un monumento interattivo per le vittime della mafia e fu piantumato un ulivo alla presenza di Salvatore Borsellino, fratello del giudice. Il progetto, in evoluzione nel tempo per coinvolgere le nuove generazioni di studenti, si è avvalso per la posa delle tessere (ciascuna delle quali rappresenta una vittima di mafia) dell’opera dell’artista Luigia Cappello, docente del Liceo.

Il 26 aprile 2009, in occasione dell’iniziativa Lotta alla mafia: una nuova resistenza, il parco di Villa Di Breme Gualdoni Forno in via Diaz ang. Martinelli, fu intitolato Parco degli Angeli, dedicato agli agenti delle scorte di Falcone e Borsellino. Fu posta una targa alla presenza, tra gli altri, di Tina Martinez, vedova dell’agente di scorta Antonio Montinaro.

Il 23 settembre 2012 la sede della Comunità Educativa Pegaso (gestita dalla Cooperativa Sociale Azimut) in via Luini 18, all’interno di una villa confiscata alla mafia, fu intitolata a Rita Atria. 

Il 19 luglio 2019 fu intitolato a Falcone e Borsellino l’Auditorium del Centro Culturale Il Pertini.

Fotografia: 26 aprile 2009, Cinisello Balsamo, Tina Martinez, vedova dell’agente di scorta Antonio Montinaro.

Patrizia Rulli

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