Il giornale di Cinisello Balsamo e Nord Milano

Urbanistica, Milano trema. Indagato anche il sindaco Sala

Milano si risveglia travolta da un nuovo scandalo giudiziario che scuote le fondamenta di Palazzo Marino. Nell’ambito di una maxi inchiesta sulla gestione urbanistica della città, la Procura ha chiesto l’arresto per sei persone, tra cui l’assessore comunale alla Rigenerazione urbana Giancarlo Tancredi e l’imprenditore Manfredi Catella, considerato il “re del mattone” milanese. E nel registro degli indagati compare anche un nome pesante: quello del sindaco Beppe Sala.

Le accuse mosse dalla magistratura sono gravi: corruzione, falso e induzione indebita per favorire la concessione di permessi edilizi e orientare le trasformazioni urbanistiche della città a vantaggio di grandi operatori immobiliari. Un presunto “sistema” che avrebbe consentito a pochi di manovrare scelte strategiche, con ricadute pesantissime sul volto di Milano.

Al centro dell’inchiesta vi è proprio Giancarlo Tancredi, uomo chiave delle trasformazioni urbane degli ultimi decenni, prima come dirigente, poi come assessore con la giunta Sala. La Procura lo accusa di aver sistematicamente piegato le proprie funzioni pubbliche agli interessi dei privati, in particolare di Catella e di alcuni costruttori.

La richiesta di arresto riguarda anche due ex membri della Commissione Paesaggio, l’organismo comunale incaricato di esprimersi sui progetti di trasformazione, e il noto architetto Federico Pella. Un quadro che secondo gli inquirenti delineerebbe una regia occulta in grado di pilotare progetti urbanistici, incarichi professionali e parcelle.

Ma il colpo di scena arriva con l’iscrizione nel registro degli indagati del sindaco Beppe Sala. Per lui l’accusa è di aver mentito alla Procura riguardo alla nomina del presidente della Commissione Paesaggio, Giuseppe Marinoni, nonostante fossero già emersi possibili conflitti d’interesse. Inoltre, viene contestata la sua posizione nella vicenda del “Pirellino”, il progetto di riqualificazione dell’area dell’ex grattacielo milanese, per il quale secondo la Procura avrebbe subito e forse assecondata indebite pressioni.

Sala si è detto “allucinato di venire a conoscenza delle contestazioni tramite i giornali” e ha respinto ogni accusa, ricordando che il progetto Pirellino è ancora fermo nonostante la vendita dell’immobile avvenuta nel 2019.

Intanto gli arresti richiesti dovranno essere valutati dal giudice per le indagini preliminari, che il prossimo 23 luglio deciderà sulle misure cautelari proposte dalla Procura.

L’inchiesta descrive un vero e proprio “piano ombra”, un Pgt parallelo – il Piano di governo del territorio – che sarebbe stato gestito lontano dalle sedi ufficiali per favorire i grandi operatori immobiliari. Un sistema di potere che, se confermato, getterebbe un’ombra lunga su anni di scelte urbanistiche che hanno ridisegnato il volto della città.

Il terremoto giudiziario rischia ora di paralizzare il settore edilizio milanese, già segnato da rallentamenti e contestazioni. Ma soprattutto getta un’ombra inquietante sulla trasparenza e sulla legalità nella gestione della trasformazione urbana di una delle città più dinamiche d’Europa.

Il futuro politico di alcuni protagonisti, a partire dallo stesso sindaco, potrebbe decidersi già nelle prossime settimane.

Redazione "La Città"

Articolo precedente

Scompare Roberto Anselmino, già assessore molto apprezzato in città

Articolo successivo

Volontari in festa, Fondazione Cumse compie 25 anni

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *