
Incognita M5, Salvini scarica gli extracosti su regione e comuni
Sul prolungamento della metropolitana lilla (linea 5) da Milano a Monza, il ministro delle Infrastrutture Matteo Salvini ha ribadito con fermezza che tutte le 11 fermate previste (tra cui sette in territorio monzese e quattro su Cinisello Balsamo) saranno mantenute, nonostante il gap economico che grava sull’opera. Oltre ai 1,4 mld già investiti (di cui circa 915 mln dal Governo, 381 mln tra Regioni e Comuni), per dare il via ai cantieri mancherebbero ancora circa 479–600 milioni a seconda delle valutazioni del Comune di Milano e del Ministero.
Durante la conferenza stampa su Pedemontana a Milano, Salvini ha definito l’opera “fondamentale” e ha assicurato l’intenzione di non sacrificare le fermate previste, mentre ha invitato Regione Lombardia e Comuni – in particolare il presidente Attilio Fontana – a farsi carico del reperimento degli extra‑costi: “Lo Stato ha fatto già abbastanza, ora ci pensino gli enti locali”.
Fontana ha già escluso ulteriori contributi regionali e il sindaco di Milano Beppe Sala – pur sollecitando un impegno condiviso – non ha ancora ottenuto garanzie concrete. I soldi servono per sbloccare la progettazione esecutiva e la gara d’appalto: “Vanno impegnati subito” ha detto Salvini.
Nel corso di due recenti riunioni – quella del 26 giugno e l’ultima la scorsa settimana – Salvini ha cercato un accordo di metodo con Sala, Fontana e i sindaci di Monza, Sesto San Giovanni e Cinisello Balsamo. Secondo il cronoprogramma ministeriale, una decisione di dettaglio sui fondi era attesa entro metà luglio, ma non è stata fornita alcuna data certa né chi coprirà l’ammanco.
I tempi stringono: l’avvio effettivo dei cantieri – previsto non prima del 2027 – rischia di subire nuovi ritardi se non verrà definito rapidamente un piano finanziario chiaro . Il ministro sottolinea l’impegno dello Stato, ricordando che “in Lombardia ci sono cantieri aperti per 26 miliardi” ma la riformulazione del gap in termini di responsabilità reciproche tra Stato, Regione e Comuni non chiarisce chi effettivamente verserà gli ultimi fondi. Finché questo non sarà risolto, il rischio è che i lavori partano con ritardo, aumentando ulteriormente i costi.
Al momento, Salvini offre garanzie sull’integrità del progetto ma non fornisce risposte concrete su chi metterà mano al portafoglio per coprire i 400‑600 milioni mancanti. La palla torna ora in campo agli enti locali e se Regione e Comuni non troveranno una soluzione condivisa, l’avvio dei cantieri nel 2027 potrebbe restare un’ombra nel futuro.

