
M5, tocca a governo e regione trovare i soldi che mancano
di Simone Negri
consigliere PD Regione Lombardia
Di fronte a un’infrastruttura del valore della M5 a Monza è giusto che la politica ricerchi tutte le sinergie possibili, sia tra i diversi livelli istituzionali che tra le forze dei diversi schieramenti. La collaborazione, quel la coralità che spesso consente di raggiungere gli agognati risultati e che al contempo può contribuire a far recuperare un po’ di credibilità alla politica italiana.
Bene che tutte le parti in commedia riconoscano quale rivoluzione potrà rappresentare la prima metropolitana italiana in grado di collegare due capoluoghi di provincia. Per questi e per tutto il Nord Milano, che si ritrova in posi zione centrale su un asse strategico del trasporto pubblico. Assolutamente giustificato l’ottimismo dei sindaci dopo gli ultimi incontri, purché ci sia cautela e questo atteggiamento sia funzionale a gettare le basi per i prossimi passi.
So che non sarà piacevole per chi sta leggendo queste poche righe, ma mi duole ricordare che sono state reperite risorse aggiuntive nell’ordine dei 110 milioni di euro (100 dal Governo e 10 dalla Regione). Ne mancano ancora 480. La maggior parte di quegli extracosti generatisi su progetto che fino ad oggi l’han lasciato al palo. Nella ridda di dichiarazioni entusiastiche della destra – “giornata storica!” – mi hanno colpito alcuni passaggi sospetti. Che valore dare, ad esempio, ad alcune espressioni usate dal ministro Salvini e da altri esponenti quali “per la M5 abbiamo superato il miliardo di euro” o “resta da capire chi deve mettere i quasi 500 milioni di euro mancanti”?
Capisco mediaticamente il valore della cifra tonda, ma se un’opera costa 1,8 miliardi di euro con 999,9 o 1000,1 milioni di euro dal Ministero, e complessivamente si rimane lontani dall’importo da finanziare, beh, non cambia granché ed il cantiere di certo non potrà partire. Inoltre, ben venga il coinvolgimento dei comuni anche sul fronte spesa – stanno già garantendo 82 milioni di euro – ma dobbiamo essere chiari: potrebbero provvedere ancora con qualche milione, volendo e potendo. Ma non di piú. Il numero di zeri in fondo ai numeri è tale, però, che su queste somme solo il governo e la regione possono fare la differenza. Su questo punto dobbiamo essere chiarissimi.
La volontà di reperire le risorse mancanti deve essere in primis del Governo ed in minor misura della Regione. I comuni in questo sono marginali. Lo affermo a scanso di equivoci: non vorrei che ci ritrovassimo piú avanti immersi in sterili polemiche con le quali qualcuno volesse giustificare un ulteriore stop con l’indisponibilità di Milano o di Monza a mettere mano al portafogli. Sarebbe pura demagogia. Per i già evidenziati fattori economici di scala e per il particolare non secondario che un comune non può investire risorse proprie fuori dai suoi confini.
È un principio generale, vero, ma non credo sia semplice giustificare ulteriori rilevanti esposizioni. Ora però avanti: battere il ferro finché è caldo. La pressione politica sul ministro Salvini in questa partita è crescente ed eventuali passi falsi potrebbero anche scatenare il fuoco amico, tanto a Roma quanto in Regione. Sarebbe difficile anche per un cultore della propaganda e dei social come lui spiegare il plurimiliardario lancio del cantiere del Ponte sullo Stretto a fronte di una nuova battuta di arresto della M5 nella “padanissima” Brianza.

