
Case di comunità “a rilento con pochi infermieri”. E ora c’è l’incognita Cormano
Su 216 case di comunità previste in Lombardia ne sono state aperte 142 e, stando al report pubblicato ieri dal Partito Democratico al Pirellone, soltanto 8 possiedono tutti i requisiti previsti dalla legge. Ovvero almeno un punto prelievi per le analisi del sangue, la presenza di un medico h24 e di un infermiere per 12 ore tutti i giorni, la possibilità di fare un’ecografia o un elettrocardiogramma.
Spesso mancano gli infermieri, anche per la generale carenza di professionisti in Lombardia e in Italia: 125 delle case di comunità aperte non garantiscono la loro presenza per 12 ore al giorno. Critica anche la questione dei medici di famiglia, che secondo il PD sono presenti 24 ore su 24 solo in 17 sedi (in 32 secondo la Regione), mentre nel 40% dei casi non fanno nemmeno un’ora di visita. Niente diagnostica nel 45% dei centri (nel 25% per la Regione), niente prelievi del sangue del 30%. E in alcuni casi il servizio è sì disponibile, ma con una copertura oraria scarsa.
Numeri che Regione Lombardia contesta parlando di “attivazione progressiva dei servizi”. Va ricordato che delle 216 case di comunità, 187 vanno completate entro giugno 2026. E anche quando saranno completate i numeri presentati dal PD parlano di una difficoltà a garantire i servizi essenziali.
C’è quindi preoccupazione anche nel Nord Milano, dove è in costruzione la casa-ospedale di comunità a Cormano. Comune che ha deciso di rinunciare a un parco pubblico pur di avere la sanità di prossimità. Ma ora di fronte alle criticità, che nemmeno Regione Lombardia riesce a smentire del tutto, cosa ne sarà della struttura di Cormano una volta terminati i lavori?
L’eventualità della creazione di una “cattedrale nel deserto”, per altro nel mezzo di un parco pubblico, ha animato un dibattito anche duro tra il comitato nato per salvare il verde di via Tobagi e l’amministrazione comunale di destra, che ha tirato dritto senza ascoltare critiche e suggerimenti.


