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Joe Satriani e Steve Vai, il Comfort Festival chiude col botto

di Gaetano Pretronio

Ieri sera c’eravamo tutti. Si, tutti quelli che hanno iniziato a suonare la chitarra elettrica negli anni 90. Eravamo tutti sotto il palco per vedere Joe e Steve, maestro e allievo. È bastato un rullo di tamburi e ci siamo fiondati sotto palco per ammirare i due maestri italo-americani delle sei corde.

Dopo un’apertura con entrambi i protagonisti, é Steve Vai ad aprire le danze con uno dei suoi brani tra il metal e il funk con venature  blues e iperboli al Floyd rose. Poi si passa ad atmósfera zappiane con una chitarra dalle pallide tonalità fucsia e con le armonía da sfondo a un soloing un semitono l’armonia.

Poi torna sul palco Satriani ed è la volta di Flying in a Blue Dream e Surfing with an a Alíen. Risponde Steve Vai con Love me tender e subito dopo con una versione colossale di For the love of the God. Si prosegue tra tapping, sweep picking, modulazioni e scale doriche e misolidie senza dimenticare le care e amate pentatoniche.

A un certo punto Joe, il maestro, e Steve, l’allievo, decidono di omaggiare un altro allievo, Kirk Hammet, chitarrista dei Metallica con la granitica Enter Sandman. Poi sale sul palco il chitarrista di Vasco, Stef Burns, già conosciuto come chitarrista di Alice Cooper. Parte la cover di Born to be wild e si tira avanti fino alla fine tra bending, pentatoniche e Floyd Rose a manetta.

A Villa Casati sono le 23 e passa e il sipario si chiude con uno dei concerti più importanti che Cinisello abbia mai visto. I nostri boomer hanno avuto Dalla-De Gregori, noi abbiamo avuto la SatchVai Band e non ce n’è più per nessuno.

Redazione "La Città"

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