23 Luglio 2024

Il giornale di Cinisello Balsamo e Nord Milano

Camicie nere e adunate. Cinisello all’epoca del fascismo – parte prima

Per comprendere appieno gli anni bui del ventennio fascista è necessario conoscere la struttura e il funzionamento dell’apparato propagandistico del regime di Mussolini. Il consenso fu costruito, in parte estorto, in ogni caso organizzato dall’alto. Totale fu il controllo di stampa, radio e cinema (cinegiornali Istituto Luce). Furono meccanismi del tutto inediti di orientamento dell’opinione pubblica e di inquadramento delle masse. Per raggiungere tutta la popolazione e incidere capillarmente anche su quella residente in aree distanti dal centro del potere e dalle adunate oceaniche della capitale, paesi e città furono dotati di altoparlanti per trasmettere nelle piazze, nelle officine e nelle scuole, i proclami del duce. Il 10 giugno ‘40 la radio annunciò per le ore 17 un importante discorso di Mussolini.

In piazza Italia a Balsamo e Vittorio Emanuele (oggi Gramsci) a Cinisello furono collocati degli altoparlanti per diffondere la dichiarazione dell’entrata in guerra. Maria Meroni di Cinisello ricordava nitidamente quel momento tragico. In famiglia erano tutti sconcertati per il fatto che in molti avevano applaudito alla dichiarazione di guerra. Ma era stato un commento espresso tra le mura di casa, perché fuori si aveva paura ad esprimersi.

Per il fascismo era vitale costruire il consenso radicandosi nei territori, cercando di utilizzare ai propri fini le strutture già presenti: gli enti locali territoriali, le cooperative e le scuole in primis. A tale scopo, le camicie nere locali istituirono a Balsamo e Cinisello: l’Ente Nazionale della Cooperazione, per controllare il movimento cooperativo; l’Opera Nazionale Dopolavoro, che assorbì le precedenti strutture ricreative e sportive; l’Opera Nazionale Balilla, preposta all’educazione dei giovani. Le scuole, in particolare, dovettero uniformarsi alle direttive che imponevano la partecipazione alle cerimonie pubbliche, l’iscrizione alle organizzazioni fasciste e l’adozione del testo unico di Stato. Scolari e studenti, il cui ruolo nelle intenzioni del regime era complementare ed essenziale per la costruzione dei nuovi italiani, venivano mobilitati in tutte le cerimonie; lo si evidenzia anche dai registri di classe, in cui le maestre annotavano le ricorrenze e la partecipazione dei bambini e dove appare chiaro il ruolo pervasivo dell’educazione fascista. Ben presto la Scuola si trasformò in un luogo della memoria di caduti ed eroi.

Nel ‘23 a Cinisello fu inaugurato il Viale della Rimembranza nello spiazzo antistante alla scuola e al palazzo comunale, dove furono piantumati 60 alberi per altrettanti caduti. Vennero istituite le guardie d’onore, composte da scolari, a cui fu affidata la cura delle selve votive. Nel ‘27 tutte le aule furono intitolate a un caduto, con l’apposizione di una targa. Il 3 aprile ‘32 si svolse nel cortile della scuola una cerimonia per la piantumazione di un albero in memoria di Arnaldo Mussolini, fratello del duce e presidente del Comitato Nazionale Forestale. La maestra Adelaide Piccoli scriveva sul registro di classe: “È un grave lutto, non solo del Fascismo, ma è lutto del cuore italiano”. Si può ragionevolmente ipotizzare che l’albero piantumato sia il Cedro dell’Atlante, oggi situato tra Il Pertini (allora scuola elementare) e il palazzo comunale, in un’area che faceva parte del giardino della scuola.

Sempre nel ‘32, tutte le aule furono dotate della raffigurazione simbolica del Milite Ignoto. Nel contesto delle iniziative per l’infanzia erano sorte le colonie elioterapiche, uno strumento di inquadramento e indottrinamento ideologico in stretta relazione con la pratica sportiva; infatti, spesso erano ubicate all’interno dei campi sportivi, che costituivano una cornice ideale per la realizzazione di parate in occasione delle visite di gerarchi o di altre autorità. Il 4 novembre ‘31, accanto alla scuola elementare di Cinisello, fu inaugurato il campo sportivo, denominato Campo Littorio, utilizzato per adunate, premilitare e attività ginniche degli alunni. Oltre al campo da calcio era presente una pista di atletica. Dal ‘32 divenne sede della colonia elioterapica. Nel ‘37 la colonia fu trasferita presso il parco della Villa Martinelli, da cui prese la denominazione di Colonia Martinelli. Come direttrice fu nominata la maestra Caterina Vaghi, segretaria del locale partito fascista femminile. Nel ‘40 il Campo Littorio venne dato in custodia alla Gioventù Italiana del Littorio.

Si utilizzavano e agitavano simboli e miti capaci di orientare e influenzare tutti gli aspetti della vita associativa e dell’esistenza delle persone. L’inquadramento di un’ampia parte della popolazione italiana nelle organizzazioni create dal fascismo avveniva grazie a una struttura associativa che intendeva coprire dalla culla alla bara l’intera esistenza degli italiani. Una politicizzazione di massa che coinvolgeva ceti sociali fino ad allora perlopiù estranei alla politica. L’iscrizione al Partito Nazionale Fascista, di fatto obbligatoria per molte professioni e carriere, rendeva praticamente impossibile tracciare un confine tra adesioni militanti e tessere del pane, come venivano chiamate.

Tutte le strutture erano accomunate dalla funzione che assolvevano e dalla presenza di costanti e inequivocabili elementi che rimandavano all’ideologia fascista, attraverso la scelta dei materiali costruttivi e della ricorrente icona del fascio littorio, presente sugli edifici pubblici, come ad esempio le scuole. A Cinisello era ben visibile anche sull’alto serbatoio pensile dell’acquedotto, inaugurato nel ‘31. In paesi e città erano presenti numerose scritte murali che veicolavano le parole d’ordine e i concetti basilari del regime, spesso attribuiti a Mussolini. Erano testi celebrativi, solenni, resi visibili a distanza, presenti su molti edifici pubblici e privati, sui muri delle case all’ingresso dei paesi, su cinte e cascinali, lungo le arterie di comunicazione viaria o visibili dalle strade ferrate. Fecero la loro comparsa anche nelle campagne, in aziende agricole, su facciate di casali e stalle.

Le scritte erano realizzate secondo le direttive del governo centrale, oppure su iniziativa degli organi locali, o spontanee, a opera di singoli simpatizzanti. Anche quelle che non erano firmate con la classica “M” vedevano comunque il dittatore in primo piano, segni della divinità del duce e della forza della sua parola, come ipse dixit irradiante un potere proprio, quasi magico. Si trattava di espressioni con frequente uso di imperativi o indicativi di sapore imperativo. Nonostante le alte percentuali di analfabetismo, in particolare in ambiente rurale, la barriera della comprensione linguistica non era insormontabile.

I motti erano infatti contraddistinti da un’elementare struttura linguistica, divenendo uno dei principali mezzi di propaganda, disponibili anche per gli strati sociali che non avevano accesso a stampa e radio. La scelta dei detti fascisti era del podestà, previo accordo con il segretario politico. Il tecnico del nostro Comune, dopo aver richiesto i preventivi, sottoponeva a entrambi una relazione per decidere quali scritte rinfrescare e quali nuove dipingere.

Nella nostra città, nel ‘39, risultavano 32 scritte; se si considera che le strade e gli edifici erano pochi, il numero appare elevato. Solo per citarne alcune, nella palestra di ginnastica: “La pace, per essere sicura, deve essere armata”; sul muro di cinta dell’asilo infantile G. Frova: “Unica è la fede: l’amore di Patria. Unica è la volontà: fare grande il popolo italiano”; sul muro di cinta della ditta ALEA, piazza Vittorio Emanuele: “Solo dall’armonia costituita dai tre principi: capitale, tecnica, lavoro, vengono le sorgenti della fortuna”; sul muro di cinta delle case ECA (Ente Comunale di Assistenza): “Durare: con fedeltà, con disciplina; con dedizione assoluta”; sulla facciata della sede della GIL (oggi UTE), via Cadorna/Beato Carino: “Credere, obbedire, combattere”; lungo le vie dell’abitato: “Nel segno del Littorio noi abbiamo vinto. Nel segno del Littorio, noi vinceremo domani”, e così via. Infine la scritta “duce” campeggiava in vari luoghi, ad esempio sul muro di una casa alla Cornaggia: “W il Re W il Duce”; mentre nella piazza principale di Cinisello, sulla facciata di una casa di fronte alla chiesa, era ben visibile la scritta “Il Duce”, nel punto esatto dove nel 2011 fu collocata una targa, Speciale Spiga d’Oro, in memoria del sindaco socialista Vincenzo Pozzi.

Patrizia Rulli

P.Rulli, AA.VV., Le pietre raccontano, Comune di Cinisello Balsamo, 2011; P.V.Cannistraro, La fabbrica del consenso. Fascismo e mass media, Laterza, 1975; E.Meroni, Antifascismo e Resistenza a Cinisello Balsamo, Ambrosiana, 1990. Fotografia di Paolo Gobbo: piazza Vittorio Emanuele, scritta “IL DUCE”.

Patrizia Rulli

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Un commento

  • Commentiamo sempre gli anni bui del ventennio fascista ma perché non commentiamo i 200 anni e oltre di sanguinarie rivoluzioni. e dittature comuniste in paesi come URSS CUBA VIETNAM CAMBOGIA LAOS CINA e Chi più ne ha più ne metta senza contare lo sterminio delle FOIBE e DEI GENOCIDI PERPETRATI DAI VOSTRI AMICI PARTIGIANI VERGOGNOSI

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