24 Giugno 2024

Il giornale di Cinisello Balsamo e Nord Milano

Scioperi del ’44, nessuna celebrazione. “Ma l’antifascismo è nelle nostre radici”

Quest’anno ricorrono gli 80 anni del grande sciopero delle grandi fabbriche del 1944 a seguito del quale centinaia di lavoratori del Nord Milano, anche di Cinisello, finirono deportati nei campi di sterminio. E il 25 aprile 2024 è molto atteso  Cinisello Balsamo. Ne è consapevole il segretario Partito Democratico, Andrea Catania, che sull’argomento ha molto da dire.“Serve a tutti ricordare gli eventi e alimentare la nostra memoria comune, rendendola viva e ricollegandola non a principi generici ma a episodi concreti”, afferma Catania che aggiunge: “Parliamo di una storia che coinvolge molte famiglie del Nord Milano, in tanti hanno parenti che sono stati deportati e sono morti nei campi di sterminio per il solo fatto di aver scioperato contro il regime fascista e gli occupanti nazisti. È dovere della politica e delle istituzioni non dimenticare il loro sacrificio”.

Qual è il significato più profondo del 25 Aprile per un democratico di Cinisello Balsamo?
Fa parte delle nostre radici, che comprendono la storia dei tanti deportati politici e sindacali e di coloro che contribuirono alla resistenza partigiana contro il regime nazifascista. Per questo motivo si chiama Festa di Liberazione ma noto con preoccupazione che al nostro Sindaco piace celebrarla più come una generica festa della libertà, dimenticando qualunque riferimento alla storia locale. Ne è la riprova il fatto che quest’anno la Giunta Ghilardi non abbia previsto nulla per ricordare proprio il grande sciopero del ’44; solo uno scarno manifesto e un paio di patrocini a singoli eventi giusto per poter dire di avere fatto qualcosa. Siamo di fronte a un assurdo: hanno istituito un assessorato all’identità, in salsa sovranista, ma poi dimenticano la storia della nostra città. È chiaramente un’operazione di revisionismo culturale, che la destra porta avanti a tutti i livelli laddove governa, che annacqua il 25 aprile, esclude le associazioni considerate non vicine come l’ANPI e afferma un linguaggio qualunquista e generico.

Perché lo fanno?
Perché hanno difficoltà nel fare i conti con il passato da cui provengono o forse perché gli dà fastidio riconoscere il contributo determinante che fu dato anche da socialisti e comunisti. Gianfranco Fini ci aveva provato ma purtroppo oggi sono stati fatti grossi passi indietro. L’antifascismo però dovrebbe essere un valore trasversale su cui ritrovarsi tutti, memoria comune alla base della nostra Costituzione a prescindere dal proprio orientamento politico.

Per il 25 Aprile ANPI chiede il cessate il fuoco ovunque. Lei che ne pensa?
Siamo stati tutti profondamente colpiti dalla strage e dalle violenze compiute da Hamas lo scorso 7 ottobre. La reazione che c’è stata non è però accettabile ed è tra l’altro anche controproducente per lo stesso stato di Israele, che si sta sempre più isolando. Di fronte alle centinaia di immagine di palestinesi uccisi, tra cui tantissimi bambini, non si può fare altro che chiedere un cessate il fuoco immediato e lavorare per una soluzione politica, come chiesto più volte dalla nostra segretaria Elly Schelin.

Essere amici di Israele e contemporaneamente sostenere la causa popolo palestinese un tempo era una cosa di sinistra. E oggi?
Lo è ancora. La soluzione due popoli e due stati è tutt’ora la posizione che il Partito Democratico sostiene. Come ricorda anche Lele Fiano, non si scontrano un torto e una ragione ma due ragioni che devono coesistere. Credo anche che affermare questo principio voglia dire assumere un approccio critico, condannando chiaramente Hamas, che è un’organizzazione terroristica, e senza fare sconti al governo israeliano responsabile di una ingiustificabile politica di segregazione ai danni del popolo palestinese.

Redazione "La Città"

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