25 Febbraio 2024

Il giornale di Cinisello Balsamo e Nord Milano

Posate 15 pietre d’inciampo. Sesto ricorda le vittime del nazifascismo

Sabato scorso, per il secondo anno consecutivo, Aned con la partecipazione del comune ha organizzato la posa di pietre d’inciampo a Sesto San Giovanni. Una giornata emozionante e partecipata, anche da molti giovani, che ha visto la posa davanti alle case in cui vivevano gli operai rastrellati dai nazifascisti nel marzo del 1944 e deportati nei campi di sterminio.

La posa, che prosegue oggi, lunedì 15 gennaio 2024, vede la presenza dell’artista tedesco Gunter Demnig, autore del progetto, che ha realizzato oltre 70mila pietre d’inciampo in più di 20 Paesi europei. Sono 15 le pietre che vengono posate quest’anno, che si vanno ad aggiungere alle 11 già collocate nel 2023.

Quella si sabato è stata una giornata ricca di eventi che è proseguita sotto il segno della memoria. “Nel pomeriggio su iniziativa del Circolo Arci Nuova Torretta, in accordo con la Biblioteca civica, abbiamo organizzato una visita guidata con Gianni Biondillo della piazza della Resistenza, del Comune e del Monumento alla Resistenza. Furono realizzati dall’architetto Piero Bottoni, uno dei protagonisti del libro “Quel che non siamo stati” di Biondillo”, afferma l’ex sindaco Giorgio Oldrini, uno degli organizzatori della giornata.

Sono stati tantissime le persone sopraggiunte per sfidare il freddo e ascoltare una spiegazione appassionante. Il corteo è poi passato da Villa Mylius dove Biondillo e l’architetto Enrico Piazza hanno discusso del libro.

“Tanta gente anche qui. Basti dire che la Libreria Tarantola vendeva copie del romanzo e ben prima della fine è rimasta senza esemplari con ancora molti che avrebbero acquistato. Quindi alcune decine di persone sono arrivate al Circolo Nuova Torretta per un ricco apericena. Per cominciare, proprio all’entrata, Oscar ha preparato un vin brulé che per combattere il freddo era l’ideale. E alla fine il risotto di Franchino e di Rocco: bisogna sempre chiudere in bellezza”, scrive Oldrini.

Redazione "La Città"

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