23 Luglio 2024

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“Quaderno Proibito” di Alba de Céspedes. Diario intimo di una donna

di Francesca Braga

Pubblicato per la prima volta in puntate nel 1950, è stato inserito nella Collana Oscar Mondadori nel 2022. “26 novembre 1950. Ho fatto male a comperare questo quaderno, malissimo. Ma ormai è troppo tardi per rammaricarmene, il danno è fatto.” Questo è l’incipit del diario che Valeria, donna di quarantatré anni, appartenente alla classe media degli anni ’50, inizia a scrivere.

Valeria è sposata con Michele, lavora in un ufficio e ha due figli adulti: Mirella e Riccardo e, già il fatto che abbia un lavoro, è visto come una cosa strana in un’epoca in cui le donne erano casalinghe e dedite esclusivamente alla casa e alla famiglia. Un giorno Valeria acquista un taccuino sul quale comincia a trascrivere i suoi pensieri. All’inizio annota delle semplici riflessioni che poi, con il passar del tempo, diventano vere e proprie narrazioni di stati d’animo e scrivendo, si rende conto che il suo ruolo di madre e di moglie perfetta, inizia a starle stretto. La scrittura diventa un vero e proprio sfogo, una via di fuga in cui si manifesta la “vera se stessa”, lei acquisisce una nuova consapevolezza e si rende conto che è schiacciata dal senso del dovere, è condizionata dalla società e da quello che pensano gli altri. Il quaderno è per lei uno strumento necessario per prendere coscienza della sua condizione di donna e di quello che ciò comporta.

Inizia ad analizzare il rapporto con i componenti della sua famiglia, emerge il conflitto generazionale con la figlia Mirella, ragazza progressista, per la quale prova una sorta d’invidia perché ha il coraggio di andare contro le regole e le convenzioni, rifiuta il ruolo che la società impone alle donne, vuole lavorare perché le dà soddisfazione e vuole essere felice facendo ciò che le piace.  

Alba de Céspedes, con una scrittura intima, scorrevole e coinvolgente, approfondisce la condizione della donna e del contesto sociale e familiare degli anni ’50. Sono passati più di 70 anni da quando è stato scritto questo romanzo e devo dire che è di un’attualità disarmante. Il conflitto e l’incomprensione generazionale sono ben tangibili, ho riconosciuto le protagoniste nei racconti di mia nonna o di mia madre e mi sono rivista in Mirella nel bisogno dell’autodeterminazione adolescenziale e nel tentativo di ribellione. È difficile racchiudere in poche righe la bellezza di questo romanzo: è un tributo al femminismo e al desiderio di emancipazione, ma è anche molto altro… è un piccolo gioiello che tutti dovrebbero leggere.

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Ivano Bison

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