14 Luglio 2024

Il giornale di Cinisello Balsamo e Nord Milano

Battere l’astensione con le idee. La riconquista dei comuni è possibile

di Maurizio Trezzi, docente di comunicazione pubblica Università Iulm Milano

Di certo a vincere queste elezioni regionali è stato chi non è andato a votare. In tutta la Lombardia, cosi come nel nord Milano, il calo degli elettori che si sono recati alle urne è drammatico e gravissimo. Si tratta di un fenomeno ormai, purtroppo, metabolizzato. Se ne parla per qualche settimana e poi si derubrica il tutto senza attuare azioni e politiche (intese come le policy anglosassoni) per invertire, quantomeno, la tendenza.

Ciò premesso l’esito delle elezioni nei 5 comuni del nord Milano – Novate Milanese, Cormano, Bresso,
Cusano Milanino e Cinisello Balsamo – ha seguito l’andamento del resto della regione seppur con qualche interessante differenza e con trend da interpretare in vista delle future, e ormai prossime, elezioni amministrative del 2024. Fontana si afferma qui senza superare la soglia del 50% dei voti. Ben più alto della media regionale (33%) il risultato di Pierfrancesco Majorino che, in media, ha raccolto nei cinque comuni, il 42% dei voti, con il Partito Democratico, sempre sopra al 23% e primo partito a Cinisello e Novate.

Cinque comuni, dei quali quattro sono attualmente governati da giunte di destra, Novate Milanese a parte, le cui amministrazioni hanno appoggiato, anche in maniera molto palese ed esplicita, i candidati della destra per rendere la competizione un ulteriore test delle tenute delle maggioranze o di possibile rimonta delle opposizioni. L’esito dimostra come ogni Comune sia contendibile e il divario fra i primi partiti sia sottile. In termini di coalizioni, possibili, lo spostamento fin troppo evidente, degli elettori dalla Lega (votata in massa sino al 2018) verso Fratelli d’Italia (ora capace in alcuni comuni di triplicare quasi i voti del Carroccio) non cambia sostanzialmente gli assetti delle desta che assiste alla lenta e inesorabile agonia di Forza Italia.

A sinistra, come detto il Partito Democratico, nonostante l’assenza di un riferimento e di un’identità nazionale, tiene e si conferma unica forza progressista e riformista in grado di arginare la strabordante offensiva di FdI. Quello che è venuto a mancare, e la tendenza pare essere ormai una certezza, è l’apporto dei partiti che dovrebbero dialogare, costruttivamente, con il PD, per convergere su una proposta alternativa vincente. Il Movimento 5 Stelle è stabilmente sotto il 5%. Azione non arriva al 4%. Le liste di sinistra coalizzate con i verdi continuano a galleggiare, come accade da almeno 10 anni, attorno a un anonimo 2-3%.

Quindi praticamente il nulla a destra e a sinistra del PD. Di questi numeri si dovrà tenere conto e fare tesoro quando, fra qualche mese, saranno avviate le sfide per riprendersi i comuni persi 5 anni fa. Una sfida persa in partenza? Nemmeno per idea. Più che guardare a soggetti politici che ormai, e lo dicono i numeri, sono residuali nel nord Milano e quindi vanno pesati per quello che portano e non per quello che dicono di poter portare, serve un lavoro, lungo, faticoso e di metodo per andare a prendere i voti fra quel 60% di astenuti.

E’ quella la campagna elettorale che va iniziata subito, oggi. Come? Senza retorica e spocchia. Per avvicinare e non dividere. Senza demonizzare l’avversario e senza perdere tempo. Servono idee, progetti, proposte concrete, su tre-quattro argomenti chiari (lavoro, rigenerazione, identità, risposte ai bisogni) capaci di creare condivisione e partecipazione e di riflesso consenso. Progettualità che stanno sopra le singole ambizioni e parlano ai cittadini con la loro lingua, calate nella loro dimensione. Lo spazio c’è e i dati lo dimostrano. Di tempo invece ne resta sempre poco. Occorre fare presto.

Fabrizio Vangelista

Giornalista, scrittore. Direttore de La Città

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