29 Settembre 2022

Il giornale di Cinisello Balsamo e Nord Milano

“Al Nord Milano serve un rilancio vero su lavoro, mobilità e ambiente”

di Giuseppe Genna

Matteo Mangili, 39 anni, originario di Bergamo e che per più di vent’anni ha vissuto e lavorato a Milano e nell’Hinterland, è il candidato della coalizione di centrosinistra per la Camera nel collegio uninominale Lombardia 1 U06. Quindi anche di Cinisello. Un territorio dalle vocazioni economiche e sociali con una storia ricchissima. Da Arese a Baranzate, Bollate, Bresso, Cesate, Cormano, Cusano, Garbagnate, Lainate, Novate, Paderno, Pero, Rho, Senago, Sesto, Solaro.

Come si rappresenta in Parlamento un distretto tanto ricco di risorse e storia, ma fitto di richieste e necessità rimaste spesso inascoltate?

Con disciplina e onore. E’ uno degli articoli fondamentali della Costituzione: “I cittadini cui sono affidate funzioni pubbliche hanno il dovere di adempierle con disciplina ed onore”. Disciplina e onore: diritti e doveri. E qualcosa che ad altri non pare fondamentale. A me sì. In Parlamento il deputato rappresenta il collegio, lottando sui singoli emendamenti e su piani che investono la vita del territorio, ascoltandone le sofferenze e proponendo soluzioni nei modi previsti. Ma non è semplicemente un sindaco. Le sue competenze vanno oltre l’amministrazione ordinaria e straordinaria.

Quali temi appaiono urgenti su Cinisello e in generale sul collegio?

Conosco bene le problematiche di questa circoscrizione. Sono stato segretario organizzativo del PD milanese e attualmente collaboro con il gabinetto del Sindaco Beppe Sala, che proprio in questo territorio ha compiuto quel miracolo di efficenza e sviluppo che è stato Expo. Da un lato faccio una considerazione che riguarda la storia di Cinisello e di un’area in cui Arese e Sesto San Giovanni hanno avuto rilevanza nazionale: la concentrazione industriale e le dismissioni produttive di cui ha sofferto tutta la zona. Credo che la produttività di questa vera e propria area metropolitana si giochi soprattutto sulla necessità di infrastrutture e quindi su un cambio di passo nella mobilità. E’ un progresso sociale, economico, ambientale che è inderogabile. La parola progresso significa questo. Mai come ora se ne è sentito il bisogno. Mobilità migliore e sostenibile, produttività diffusa e uscita dalla precarizzazione. E sicurezza. Il progresso deve essere dignità e speranza, diritti e doveri, altrimenti non è progresso.

Le elezioni sono nazionali, ma vediamo ogni giorno quanto pesa davvero sui cittadini la situazione internazionale.

Il mondo è cambiato. Dalla pandemia alla guerra di Putin contro l’Ucraina e l’Europa, ci troviamo in uno scenario impensabile già solo tre anni fa. E’ mutato tutto ed è accelerata ogni cosa. Ciò che era vecchio non riesce più a essere ad altezza dei tempi. Prendiamo la situazione energetica: non è da oggi che ci scopriamo dipendenti dal gas russo. Ma oggi la situazione deflagra. Il governo Draghi è riuscito a ridurre questa dipendenza in pochi mesi: qualcosa di inconcepibile solo qualche anno fa. Ogni città, ogni nazione risultano realmente legate a un contesto che è come minimo europeo. Il piano europeo di investimenti, cioè il PNRR, fa arrivare fondi anche a Cinisello sul digitale o a Sesto sulle riqualificazioni. Sono soldi che l’Europa ci dà. E che un’area metropolitana come questa ha tutta la convenienza a sviluppare. Milanonon è semplicemente una grande città, ma un portale europeo che sta a pochi chilometri. Ciò significa lavoro, spostamenti, deburocratizzazione, giustizia sociale. Come si vede, già questo è un programma elettorale: non dei politici in cerca di consenso, ma del territorio stesso. A fronte di queste necessità, bisogna chiedersi: la risposta più giusta è il regresso o il progresso? Credo fortemente che la risposta sia solo il progresso. Per regredire non c’è più spazio.

Non bastano più le singole ricette dei partiti?

No. Le persone hanno la possibilità di chiedere al futuro più di quanto ci hanno abituato a gestire negli scorsi anni. Il futuro è una questione che è diventata immensamente più urgente di prima. L’ambiente, col riscaldamento globale che mette a repentaglio non soltanto la vita dei ghiacciai, ma i progetti individuali e collettivi di tutti noi, richiede risposte oggettive e concrete. Siamo in una guerra contro l’Europa e dunque l’Italia. Quindi si pongono questioni di emergenza nazionale. Bisogna rispondere a queste emergenze con le forze che ci portano nel futuro e non con le istanze che ci riportano al passato. Scienza e tecnologia ci aiutano. Chi si immaginava che venisse elaborato in un anno, anziché i dieci di prima, un vaccino efficace contro un nuovo virus? L’emergenza energetica impone una risposta veloce. Non il nucleare, ma le fonti sostenibili e rinnovabili, che stanno compiendo un balzo tecnologico impressionante. Andiamo a vivere in un tempo in cui la vita sul pianeta deve essere concretamente preservata e migliorata. E’ cruciale comprendere che Cinisello o Rho sono il pianeta. Non parlo di soluzioni d’accatto: se avessimo installato pannelli solari su ogni tetto, non avremmo già oggi un problema in meno?

C’è il rischio che i diritti arretrino?

Basta ascoltare le dichiarazioni di certi esponenti del Centrodestra. E’ una visione del mondo di quarant’anni fa. Vorrebbero ricontrattare il PNRR in direzione fossili, forse perché hanno idee fossilizzate. Sono contro i diritti di genere e per un modello di famiglia ipocrita, che nessuno dei loro leader peraltro incarna. E sono per un’economia e una società che nel 2022 si può vedere in Russia. La Stalingrado d’Italia la vogliono realizzare loro: il modello alla Putin e alla Orbán le persone lo vivrebbero bene? Bisogna chiedersi questo prima di votare, perché riguarda la vita di ogni giorno, di chiunque.

Redazione "La Città"

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