29 Novembre 2022

Il giornale di Cinisello Balsamo e Nord Milano

Quanto male fa l’antipolitica (di ieri e di oggi)

In questi ultimi giorni, ci assale una vaga e poco piacevole sensazione. Ci domandiamo se possa diventare verosimile quello che Alfonso Minale, ci ha detto questa mattina: ”Vedrai che tutti questi antitutto li troveremo nelle liste elettorali e il prossimo Parlamento ne sarà pieno”. Nel mentre s’imprecava sugli uomini di potere, per i quali la così detta “cultura” sembra diventare un lusso del tutto inutile, dobbiamo convenire che la quotidiana apparizione di faccioni televisivi produce un effetto d’assuefazione tra gli spettatori dei vari talk show.

Ci preoccupa la popolarità che i soggetti succitati ne ricavano, abbinata a una certa dose di sfiducia verso coloro che faticano a maneggiare i congiuntivi. Potrebbe diventare materiale utile a mosse populiste che con la “popolarità” niente hanno a che fare se non per incamerare voti. Diciamo che siamo disponibili ad ascoltare tutti e che a nessuno di loro va tolta la parola o la visibilità. Tanto meno in televisione, dal momento che il classico minuto di celebrità non si nega a nessuno. Esiste, comunque, un rischio e spero ne conveniate.

Accadde, fin dai tempi del “Fronte dell’Uomo Qualunque” di Guglielmo Giannini. Il noto commediografo se la prendeva con tutti: il fascismo e l’antifascismo, con i partiti e con le banche. Ciononostante, tra i suoi bersagli preferiti era assente il capitalismo, ma molto presenti erano quei trinariciuti (termine coniato dal papà di Don Camillo) dei comunisti. Negli anni successivi, Pannella rinvigorì i voti dei Radicali con la candidatura di Ilona Staller, in arte Cicciolina. Più di recente i grillini scompaginarono il quadro con i “Vaffa Day” eabbiamo visto com’è andata a finire.

L’antipolitica ha di questi effetti. Tuttavia, anche la politica degli attuali partiti ha un proprio esasperante gravame “manovriero”. Altrimenti, non si spiegherebbero l’aspersione dell’acqua santa ai Circoli del PD o le visite del Segretario a Meloni o alla presentazione dell’ennesimo libro di Vespa (dove, peraltro, con la scusa di approfondire, non si parla così male di Mussolini) presenze che non avrebbero diritto di cittadinanza se
non (appunto) declinate nel “dobbiamo pur fare politica”. Incomprensibile. Anche a chi è abile nello sciorinare un’analisi logica e grammaticale su ogni frase. Purtroppo, anche oggi è constatabile che chi non sa (o non vuole) rammentare il passato è condannato a ripeterlo.

Ivano Bison

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