Oggi la Giornata Internazionale contro l’Omotransfobia. A quando la legge Zan?

Il tempo è scaduto, la legge Zan va discussa e approvata subito. Lo hanno ribadito le migliaia di persone intervenute alle manifestazioni di Milano e Roma dei giorni scorsi. E’ stato chiesto ancora una volta di adeguare le leggi del Paese agli standard di civiltà propria di una società avanzata. Ed oggi, 17 maggio, ricorre la Giornata Internazionale contro l’Omotransfobia. Un’altra occasione per tornare a discutere dell’urgenza di una legge.

Da più parti si avverte e la necessità di prevenire e contrastare la discriminazione e la violenza per motivi fondati sul sesso, sul genere, sull’orientamento sessuale, sull’identità di genere e sulla disabilità. Non ci convince chi afferma che la violenza contro un’altra persona è già punita dalla legge. I futili motivi che indurrebbero un uomo ad assalire una coppia di ragazzi che si baciano in una metropolitana sono punibili, ma in questo caso non sono futili. In questo caso sono discriminanti delle libertà di orientamento sessuale. E quindi vanno puniti perché manifestano una violenza contro la libertà, la dignità, la vita. E occorre un’aggravante rispetto alla futilità di una lite scoppiata per una mancata precedenza.

Ma la violenza si manifesta anche nell’uso scorretto delle parole. Non si tratta, come dicono alcuni male informati, di impedire libertà di espressione a chi vorrebbe continuare ad insultare liberamente un gay o un transessuale, ma di attribuire agli individui che insultano la responsabilità del peso che quelle parole hanno quando impattano nella vita di chi le riceve. Quando feriscono la sensibilità di un altro vissuto. Si tratta di un principio di responsabilità individuale applicato alla vita sociale. Che tutti noi vorremmo migliore, più rispettosa delle differenze, adeguata ad un mondo dai larghi orizzonti che deve saper tutelare l’esistenza di ciascuno. Troppe persone continuano ad essere ferite nel corpo e nell’anima, in troppi continuano a passarla liscia. Sono concetti semplici come la giustizia. Come si fa a non condividerli?

Fabrizio Vangelista

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