11 Agosto 2022

Il giornale di Cinisello Balsamo e Nord Milano

Foibe e verità storica, ricordare senza sottrazioni

La Giunta di destra del Comune di Cinisello Balsamo ha stipulato un protocollo d’intesa con l’Associazione Unione degli Istriani “per stringere una stretta e sinergica collaborazione per la realizzazione di eventi e iniziative dedicate alla diffusione della conoscenza dei drammi delle Foibe dell’esodo giuliano- dalmata … allo scopo di promuovere la conoscenza del dramma storico delle Foibe e delle vicende del confine orientale, incoraggiando la memoria tra la cittadinanza e tra le nuove generazioni. Una pagina della nostra storia ancora poco conosciuta e di cui bisogna preservarne la memoria”.

Una lodevole iniziativa, per ricordare quelle tragiche circostanze che provocarono molte vittime. Ma quale fu la causa scatenante? Andrebbe rammentato, pensiamo. Non tanto per invocare l’imparzialità su un’incontrovertibile fatto storico ma per mettere coloro, ai quali si vorrebbe consegnare “la memoria”, nella condizione di assumere (per intero) l’ampiezza e la limpidezza degli eventi. Ciò non consente margini interpretativi o speculazioni ideologiche.

Un quadro nel quale si stagliano le tragiche conseguenze (e non poteva essere altrimenti) di una guerra insulsa voluta dal fascismo. Un regime che oggi trova sponde nostalgiche. Sponde che non ripudiano la violenza in tutte le loro battaglie politiche e sociali. E’chiarito che l’invasione della Jugoslavia e la sua occupazione fosse dettata dall’espansionismo sfrenato di Mussolini pronto a cogliere l’occasione offertagli da Hitler. Per di più, benedetto dalla Chiesa e approvato dai Savoia. Tra l’altro, bizzarramente  motivata con la stortura storica di un compenso dovuto all’Italia e preteso dal fascismo squadrista della prima ora.

E’ agli atti che Benito, quando portava ancora le ghette e la redingote, vagheggiasse su una “Vittoria Mutilata” che escludeva l’Italia dal litorale adriatico dopo gli accordi di pace del 1918. La guerra d’aggressione nazi-fascista, contro altre libere nazioni, non si può perciò ritenere una semplice sfumatura dell’insieme in cui si collocano le specifiche responsabilità. Tutte. Da far conoscere ai posteri. Non certo per derubricare a “dettaglio” le atrocità delle Foibe ma per assumerne totalmente le premesse.

Diversamente si scadrebbe nella più ludica propaganda che il benaltrismo ci vorrebbe suggerire (e “allora Stalin”; e “allora Tito”; e “allora Bibbiano” e alla via così…) nascondendo ciò che in Italia è stato e ciò che, usurpando il nome dell’Italia, è stato perpetrato dal fascismo in giro per l’Europa.

Non riteniamo utile fare un processo alle intenzioni che animano la Giunta cinesellese, se non per evidenziare qualcuna delle contraddizioni a cui andrebbe incontro se non compisse lo sforzo per favorire una completa analisi critica. Non lo affermiamo neppure registrando la concomitanza della notizia, con l’imminente celebrazione del XXV Aprile, a cui in passato molti di loro si sono sottoposti con qualche imbarazzo.

Viceversa, sarebbe auspicabile nel mentre ricordiamo e (senza remore) condanniamo le Foibe, non si perpetuasse il silenzio sull’inescusabile responsabilità degli Alti Comandi del Regio Esercito e delle camice nere. Questo in evidenza dei massacri compiuti durante la guerra nei Balcani, anch’essi “poco conosciuti” e schermati dall’autoreferenziale “italiani brava gente”. Ciò altrimenti porterebbe ad una “politica dei ricordi per asportazione”, dove le testimonianze non si sommano ma a cui vengono sottratte parti decisive.

Ivano Bison

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