13 Agosto 2022

Il giornale di Cinisello Balsamo e Nord Milano

Le difficoltà della Dad e le speranze del preside dell’Ips Falck

Con noi il Professor Di Biasio, Dirigente Scolastico dell’Istituto IPS Enrico Falck, nei tre plessi dell’hinterland milanese (la sede principale a Sesto San Giovanni, una prima sede distaccata a Cinisello e un piano all’interno dell’istituto Leonardo Da Vinci a Cologno Monzese). Cerchiamo di capire, in questo momento unico nel suo genere, gli effetti e le ripercussioni che la pandemia ha prodotto sugli studenti, cosa ogni giorno hanno trasmesso, cosa desideravano o di cosa soffrivano durante le ore trascorse in DAD.

“La nostra è una realtà complessa – ci racconta Di Biasio – le difficoltà con la pandemia si sono ingigantite, colgo l’occasione per ringraziare i carabinieri di Cinisello che lo scorso mese di marzo hanno fatto un lavoro enorme, distribuendo più di 100 devices alle famiglie che avevamo individuato averne bisogno, diversamente molti dei nostri ragazzi non avrebbero avuto le possibilità materiali di continuare a seguire le lezioni”.

Nell’istituto Falck esiste un numero elevato di ragazzi con BES, bisogni educativi speciali. Molti di loro fortunatamente come previsto dal dpcm hanno sempre potuto frequentare, se così non fosse stato, data la loro fragilità si sarebbe verificata un’elevata percentuale di dispersione scolastica. Si riscontra comunque un problema generale, di tutti i ragazzi, non solo didattico ma anche e soprattutto sociale, frequentare in presenza significa avere relazioni quotidiane con i pari.

Qual è stato secondo Lei l’aspetto peggiore della forzata lontananza da scuola per i ragazzi?
Sicuramente la mancanza delle relazioni. Le difficoltà sono state enormi. In tempi normali, in caso di fraintendimenti tra insegnante e studente o comunque quando si presentava un problema, lo si risolveva nell’arco di poco, guardandosi e parlandone direttamente; con la DAD, finita la lezione, invece, ognuno tornava nel proprio mondo, nella propria stanza e veniva a mancare proprio quella relazione che è indispensabile. Io lo dico sempre, l’intervallo, la palestra, i laboratori, l’attraversamento dei corridoi, sono momenti di scambio fondamentali che è stato importante restituire ai ragazzi.

Con la scuola chiusa, è riuscito comunque a tenere la relazione con gli studenti e le loro famiglie?
Per assurdo, i contatti sono stati molto profondi, la pandemia ha fatto sì che la comunità scolastica si raccogliesse e ci avvicinasse. Con i ragazzi entravo spesso nelle Classroom, assistevo alle lezioni e parlavo con loro e per tutto il periodo dall’inizio del primo lockdown ho avuto il trasferimento di chiamata dal numero della scuola sul mio telefono personale, così da poter dialogare con quei genitori che avessero avuto necessità di un confronto.

Che cosa chiedevano e chiedono oggi i ragazzi in DAD? (n.d.r. ricordiamo che gli studenti alternano presenza e dad)
I ragazzi manifestano palesemente di essere stanchi della situazione, di stare ore e ore davanti ad un monitor. Una stanchezza non solo fisica ma anche e soprattutto mentale, chiedevano e chiedono di poter tornare tutti a scuola, ne hanno un grande bisogno.

Come invece hanno affrontato la DAD gli insegnanti?
Non è stato facile, oltre all’aspetto tecnico, ci voleva la volontà di mettersi in discussione. Pensiamo a docenti abituati da oltre vent’anni ad un’esperienza di didattica in presenza e che improvvisamente si ritrovano a dovere insegnare con una nuova modalità, completamente diversa. Per essere pronti, appena scoppiata l’emergenza Covid, tutti hanno partecipato a corsi GSUITE di 40 ore per imparare ad utilizzare piattaforme online. Devo dare merito a tutti gli insegnanti che si sono messi in gioco in tutto e per tutto.

Che cosa è cambiato dal punto di vista didattico?
Praticamente tutto, abbiamo riprogrammato una didattica ad hoc, con nuove modalità. Le prove scritte tradizionali per esempio, diventano più marginali, non esiste più il tema in classe, i ragazzi lavorano di più sull’esposizione orale, su percorsi interdisciplinari. Si lavora di più e con maggiori difficoltà sia da parte degli insegnanti che degli studenti.

C’è qualcosa che vorrebbe dire ai suoi studenti?
Sì, ci terrei veramente tanto a dire che quando avevamo qui tutti i ragazzi, nei limiti previsti dalla normativa, sono stati bravissimi, ad affrontare una situazione così delicata. Quando si sono finalmente ritrovati qui tutti, quasi al completo, hanno avuto un comportamento di una correttezza impressionante, legato sicuramente alla preoccupazione di non portare il virus a casa, ma anche all’interno della scuola per salvaguardare la possibilità di venirci, hanno scrupolosamente rispettato le regole e dimostrato grande senso di responsabilità.

C’è stato, in questo periodo di pandemia, un lato positivo, se così possiamo definirlo?
Sì, un lato positivo, per quanto strano possa sembrare c’è stato: alcuni ragazzi che avevano difficoltà specifiche o
patologie che rendevano difficile la frequenza costante in presenza hanno riscoperto nella DAD un piacere. Fortunatamente, in generale, nonostante i disagi avvertiti possiamo affermare che la partita della DAD ha vinto sul rischio che c’era, enorme, di aumentare la dispersione scolastica. Inoltre, grazie al Ministero e a Città Metropolitana, abbiamo avuto la possibilità di sistemare le aule, mettere nuovi arredi, soprattutto nella sede di Cinisello.

Come vede il futuro Professore?
Se guardo al futuro, sono ottimista, noi non ci fermiamo, anzi, stiamo già lavorando per un progetto che interesserà la sede di Cinisello: il prossimo anno attiveremo un nuovo corso di Servizi della cultura e dello spettacolo con un nuovo laboratorio, come già esiste nella sede di Sesto. Un progetto importante che risponde alle esigenze del territorio da cui si avverte una forte richiesta.

La nostra speranza è che gli studenti possano tornare tutti, insieme, a frequentare i loro corsi, che tutto possa terminare prestissimo. Certo è che questa didattica a distanza lascerà un’eredità importante ad ognuno di noi: alcuni aspetti, alcune competenze acquisite saranno indispensabili per il futuro, non sostitutive bensì complementari. Avremo senza dubbio una scuola moderna, più complessa, ma non si può negare che la scuola senza studenti è una cosa che fa male al cuore.

(Nella foto il Prof. Daniele Laurente Di Biasio Dirigente Scolastico IPS Enrico Falck di Via Balilla, 50 a Sesto San Giovanni)

Stefania Vezzani

Vivo a Cinisello da sempre e mi ritengo una persona fortunata: ho avuto nonni speciali e ho genitori affettuosi. Mi hanno resa forte, ottimista, mi hanno insegnato che nella vita se hai qualcosa lo devi condividere. Da qui il mio forte bisogno di rendermi utile. Vivo con questa filosofia:  "Chiediti se ciò che fai agli altri, ti farebbe del male se a riceverlo fossi tu". Collaboro col giornale dal 2013, mamma di tre figli, felicemente sposata, ritengo un dono l'amicizia, sono allegra, amo leggere, scrivere, cucinare, camminare, adoro stare all'aria aperta.

Articolo precedente

Assistenza per i malati covid, da Cinisello si prova (in ritardo) a riorganizzarla

Articolo successivo

Il “Giorno del Ricordo”, tra storia e revisionismo

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato.