29 Novembre 2022

Il giornale di Cinisello Balsamo e Nord Milano

“Mio figlio autistico mai invitato alle feste”

Oggi noi vorremmo rivolgere la nostra vicinanza a tutti quei genitori che non si sono abbattuti, che hanno sorriso alla vita anche se questa li ha messi a dura prova. Che hanno pianto perché “per l’ennesima volta non hanno invitato il loro figlio alla festa di compleanno” così come ci racconta Nadia, madre di Simone, un bimbo autistico.
Non si immagina nemmeno l’angoscia che attanaglia una madre e un padre quando al proprio figlio viene diagnosticato un problema “neurologico“. Improvvisamente la loro esistenza cambia, quello che doveva essere il momento più bello della loro vita, si trasforma in paura, disperazione, tutto assume un sapore diverso. I primi anni di vita solitamente trascorrono abbastanza sereni, nonostante “il problema”. Le cose iniziano a cambiare quando si comincia a frequentare la scuola. Il cucciolo non è più solo sotto i tuoi occhi, al contrario, è ben visibile nel gruppo e subisce il confronto con i compagni, così il problema emerge e si amplifica. Raramente si incrociano sul proprio cammino insegnanti incapaci di empatia, impreparate a gestire le difficoltà che inevitabilmente si presentano quando si incontrano bambini “difficili”. Anzi il più delle volte, la scuola mette in campo educatrici eccezionali, capaci, attente, sensibili, in grado di coinvolgere emotivamente il resto della classe, di spiegare che ognuno di noi nella sua diversità è da apprezzare, va capito, aiutato, amato.
Non è facile interagire con lui, ha bisogno di continuità, di stabilità e le cose nuove lo spaventano, possono mandarlo in crisi ma ormai i suoi compagni lo capiscono e gli vogliono bene, sanno che non devono toccarlo e hanno imparato a condividere insieme a lui alcuni momenti di gioco”. Scopriamo che “il problema” non sono i bambini, suoi compagni di classe. Al contrario, a non volerlo invitare sono alcune mamme (solo alcune per fortuna) che temono di rovinare la festa. Nadia ci soffre molto. La difficoltà più dura da superare è quando deve spiegare a Simone perché lui alla festa non ci può andare, quando insistentemente ripete come fosse una filastrocca “Simone va alla festa, Simone va alla festa”. Quante volte Nadia avrebbe voluto parlare con quelle mamme e spiegare loro che Simone vorrebbe tanto unirsi agli altri, che ci rimane molto male e per ore non parla più. Nessuno ha la soluzione ma oggi vorremmo fermarci e riflettere sulle nostre azioni, un gesto insignificante per noi potrebbe essere tutto per qualcun altro. “Le persone più felici non sono necessariamente quelle che hanno il meglio di tutto, ma coloro che traggono il meglio da ciò che hanno.

Redazione "La Città"

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